I dati sulla domanda di innovazione del Terzo Settore, tra ostacoli e opportunità

Il Terzo Settore aspira ad innovarsi, ma nei fatti l‘innovazione resta ancora fuori dai piani strategici, rallentata da ostacoli e resistenze noti da tempo ma del cui peso non siamo forse abbastanza consapevoli. Aiuta a focalizzare la giusta attenzione sul tema la ricerca “La domanda di innovazione del Terzo settore” condotta online da Fondazione Italia Sociale, Deloitte Private e TechSoup Italia tra novembre e dicembre 2020 coinvolgendo 177 soggetti del non profit italiano.

Se è vero che il Covid 19 ha spinto al cambiamento e alla trasformazione oltre qualsiasi sforzo d’immaginazione potessimo fare solo un anno fa, e se è vero che il digitale è entrato con prepotenza nelle vite di tutti almeno nella forma del lavoro in remoto con tutti i suoi strumenti di pianificazione e condivisione, è altrettanto vero che il valore dell’innovazione non può essere misurato nel numero di ore che trascorriamo quotidianamente su Zoom, né da un generico desiderio di novità.

Innovare: un’esigenza forte ma senza strategia

Dalla ricerca emerge che ben il 96% dei soggetti intervistati avverte l’esigenza di innovarsi. Alla domanda su quale sia l’ambito in cui è più rilevante trovare (e mettere in pratica!) soluzioni innovative, un soggetto su due (il 49%) risponde processi organizzativi e uno su tre (il 32%) fundraising. E a quali vantaggi vengono associati gli eventuali investimenti aggiuntivi in questi ambiti? Il principale vantaggio percepito è il miglioramento della qualità dei servizi offerti (42%).

Tali premesse potrebbero far pensare che le organizzazioni abbiano quindi messo in campo strategie e obiettivi di innovazione dichiarati e misurabili. Invece no. Solo una su cinque risponde di averlo fatto, una su tre dice di avere una strategia ma difetta ancora di obiettivi. Ben il 48% risponde di non essersi dato nessuna strategia.

I principali ostacoli all’innovazione nel Terzo Settore

“L’organizzazione ha incontrato delle resistenze nella promozione dell’innovazione?” domanda la ricerca. La risposta è “sì” nel 61% dei casi. Le resistenze sono principalmente dovute a fattori interni (nel 55% delle risposte si citano le resistenze di dipendenti e collaboratori e nel 29% la direzione), anche se non distante nella classifica degli ostacoli all’innovazione troviamo la pubblica amministrazione (35%).

A impedire l’effettivo investimento in innovazione è l’indisponibilità di adeguate risorse economico-finanziarie (64%) ed è forse per questa ragione che il tempo dedicato a progettare e realizzare interventi innovativi è meno del 10% del tempo di lavoro in quasi un caso su due.

Partnership, valutazione d’impatto e finanza sociale

La ricerca di Fondazione Italia Sociale, Deloitte e TechSoup focalizza poi l’attenzione su alcuni ambiti in cui lo spazio di miglioramento in termini di innovazione del Terzo Settore è ancora ampio.

In termini di predisposizione alle partnership, registra che una organizzazione su cinque tra quelle intervistate non svolge alcuna attività con partner. Il 55% lo fa solo occasionalmente. Chi lo fa, predilige partner appartenenti al Terzo Settore, rivelando una certa ritrosia all’aprirsi alla collaborazione con attori profit, ad esempio, che potrebbero facilitare la contaminazione positiva tra idee e progettualità.

Può e deve crescere anche la capacità delle organizzazioni di coinvolgere i propri stakeholder e misurare l’impatto del proprio lavoro, così da poter mettere a frutto i feedback provenienti da beneficiari, dipendenti e altri attori coinvolti. Il 75% degli intervistati ammette di coinvolgere i portatori di interesse solo sporadicamente e il 58% dichiara di non condurre alcuna valutazione di impatto.

Grande margine di innovazione viene registrato infine per quanto riguarda gli strumenti di finanza sociale. Dichiara di farne uso solo il 18% delle organizzazioni intervistate. Di queste peraltro solo una piccola minoranza risponde di aver utilizzato gli strumenti più innovativi (social venture capital, pay for success, obbligazioni solidali…).

Boom digitale: non è solo questione di strumenti

Anche sul fronte dell’innovazione digitale, la fotografia scattata dalla ricerca offre spunti interessanti: ben il 93% delle organizzazioni intervistate risponde di essersi convertita all’uso delle nuove tecnologie (esito certamente dovuto alla “spinta” della pandemia), ma il livello di competenza registrato è ancora medio basso nel 94% dei casi.

L’attenzione è rivolta soprattutto a quegli strumenti tecnologici che possono supportare lo smart working (cloud, comunicazione digitale, servizi a distanza…), mentre ancora scarso appare l’interesse verso le nuove frontiere che potrebbero aprirsi con l’utilizzo di strumenti veramente innovativi in termini di modello e di impatto, come intelligenza artificiale, internet of things o realtà aumentata.

Quattro leve per l’innovazione nel Terzo Settore

Per cogliere tutte le opportunità del cambiamento che questa fase storica sta dischiudendo, dunque, il Terzo Settore ha a disposizione in particolare quattro “leve” che la ricerca ha messo ben in evidenza e su cui sembra utile iniziare a riflettere:

  1. L’introduzione di un approccio strategico e la capacità di aprirsi a stimoli e contaminazioni positive.
  2. La capacità di colmare il gap di competenze emergente, investendo in formazione e coinvolgimento delle risorse interne.
  3. La conoscenza più approfondita delle nuove risorse finanziarie a disposizione.
  4. Una transizione tecnologica e digitale capace di accogliere e stimolare nuovi modelli, che non si limiti a riprodurre modelli già esistenti in modo diverso e con strumenti diversi, ma contribuisca ad aumentare l’impatto di quello che fanno le organizzazioni.