Cambiare. Per non rinunciare ad avere impatto sul mondo

Non è mai stato facile per nessuno, cambiare. Poi è arrivata la pandemia e tutti, volenti o nolenti, abbiamo dovuto fare i conti con il cambiamento: lo sanno bene le organizzazioni del Terzo Settore e i consulenti che le accompagnano nell’affrontare il nuovo scenario e tutte le sue sfide.

Di questo si è discusso ieri pomeriggio nella Coffee Chat “Password Trasformazione”, organizzata da EUConsult e dedicata al case study di STMicroelectronics Foundation. Il racconto di Giovanna Bottani, Operations senior consultant della Fondazione, ha fatto da traccia ispiratrice per il dialogo tra i consulenti che hanno partecipato (circa una ventina da diversi paesi europei e dagli Stati Uniti) e per alcune riflessioni comuni che proviamo a riassumere qui.

Reinterpretare la propria mission: il caso STMicroelectronics Foundation

STMicroelectronics Foundation, emanazione della multinazionale STMicroelectronics, da sempre impegnata in progetti per promuovere il progresso umano e lo sviluppo sostenibile attraverso l’impiego delle nuove tecnologie (ne abbiamo parlato qui), tra la primavera e l’estate 2020 si è ritrovata a fermare praticamente tutte le proprie attività sul campo. Prima del Covid, grazie al programma Digital Unify della Fondazione, centinaia di persone ogni giorno, in particolare giovani e giovanissimi nei paesi del Sud del mondo, beneficiavano di formazione su diversi livelli, dal training di base fino ai corsi avanzati.

Allo stop obbligato delle attività, STMicroelectronics Foundation ha reagito reinterpretando la propria mission e i propri obiettivi strategici. Lo sguardo si è spostato dalle comunità ai singoli individui potenzialmente beneficiari, che nel nuovo scenario sono naturalmente diventati tutti i bambini e i ragazzi – anche nei paesi del Nord del mondo – impossibilitati a seguire le lezioni in presenza a causa del virus. L’attività si è quindi focalizzata sul supporto tecnologico ai progetti di didattica a distanza. Non solo. Beneficiari sono diventati anche gli adulti poco avvezzi all’uso dei dispositivi elettronici e un altro programma storico della Fondazione, “tablet for kids”, ha dato vita al nuovo filone “tablet for seniors”.

Oggi la missione della Fondazione è più ampia di quella di un anno fa, le attività sono in pieno svolgimento, si sono rimessi in moto investimenti e progettualità (di uno dei nuovi progetti abbiamo parlato qui).

Fermi o proattivi? Le domande del consulente

“Di fronte al congelamento di quasi tutte le attività sul campo” ha raccontato Giovanna Bottani “mi sono chiesta quale fosse il mio compito di consulente. Dovevo rimanere ferma in attesa che tutto passasse oppure concentrarmi sul cambiamento?”. “É stato un tempo di domande” ha detto ancora Giovanna “che alla fine ha cambiato anche me”.

I consulenti spesso aspirano a trasformare l’organizzazione per cui lavorano, sono consapevoli dei nuovi scenari e dei bisogni che l’organizzazione potrebbe soddisfare, ma vengono frenati dalle ritrosie del board, dalla resistenza degli operatori, dalla paura di sbagliare e in generale dai propri stessi limiti. Tutti ostacoli che il Covid 19 – nella sua tragicità – ha fortemente ridimensionato.

Analizzare lo scenario e i nuovi bisogni

Restare fermi, nel caso in questione come in molti altri nel mezzo della pandemia, avrebbe significato rinunciare al proprio impatto sul mondo. “Era necessario riposizionarsi nel nuovo scenario, capire quali priorità e nuove esigenze stavano emergendo e quindi quale poteva essere il nostro contributo nella situazione che andava a delinearsi” ha spiegato Giovanna.

Un’analisi affrontata coinvolgendo gli stakeholder e i partner, per non improvvisarsi e avere tutte le informazioni necessarie al passo successivo: persuadere il board che era giunto davvero il momento di cambiare.

Persuadere il board al cambiamento

“Non è nel nostro DNA, abbiamo sempre fatto altro”: quante volte ci siamo sentiti rispondere in questo modo dai responsabili delle organizzazioni per cui lavoriamo nel momento in cui abbiamo proposto qualcosa di nuovo? Ogni organizzazione è forte della propria cultura e della propria storia, è sempre difficile dimostrare che possa esserci un’altra via da percorrere e anche in questo caso è stato lo stesso. Due però sono stati i fattori determinanti a superare quel blocco e li abbiamo appena citati: l’analisi attenta e approfondita dei nuovi bisogni insieme ai portatori d’interesse, da un lato, e la presa di coscienza che le attività sul campo si erano quasi del tutto azzerate, dall’altro.

Consolidare la trasformazione

Una volta intrapresa la via del cambiamento, è facile accada qualcosa che forse non ci saremmo aspettati: il board apprezza la trasformazione e si protende verso ulteriori scenari prima di averla consolidata. Oppure – meno ottimisticamente – il cambiamento viene derubricato a una parentesi e non vi si dedicano attenzioni aggiuntive. “É importante invece fermarsi a consolidare il cambiamento attraverso investimenti dedicati” è stato l’ultimo spunto dell’intervento di Giovanna Bottani. “In STMicroelectronics Foundation abbiamo dato mandato ad un’agenzia specializzata affinché ci aiuti a capire come ci posizioniamo rispetto ad altre corporate foundation create da multinazionali che operano nel settore dei semiconduttori: vogliamo continuare a investire in questa nuova direzione e radicare la nostra nuova identità”.

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