Consulenti e pandemia: prove di sopravvivenza. Due parole con John Baguley

Nel 2020 anche il lavoro del consulente ha dovuto fare i conti con la pandemia. Siamo rimasti bloccati a casa, le nostre opportunità di viaggio e networking si sono ridotte, e in molti anche le nostre entrate hanno subito una battuta di arresto.

Ma che cosa è davvero cambiato in quello che facciamo?

Abbiamo pensato di chiederlo ai consulenti che fanno parte della rete di IFC Group in tutto il mondo, per condividere con voi le loro riflessioni. Lo facciamo a partire da oggi con una breve intervista a John Baguley, fondatore e presidente del gruppo nato nel 1999.

Da una ricerca condotta dalla piattaforma Devex su diverse centinaia di consulenti indipendenti nel mondo, sembra confermato il generale rallentamento delle attività consulenziali per il Terzo Settore. Diresti lo stesso dal tuo punto di vista?

Devo dire che il volume del nostro lavoro è rimasto pressoché invariato rispetto agli anni precedenti, anche se abbiamo registrato senz’altro un minor numero di clienti del Regno Unito. Questa diminuzione locale è stata compensata dall’ingresso tra i nostri clienti di organizzazioni internazionali di alto livello, che sempre più spesso richiedono i nostri servizi.

Come sono cambiate le esigenze dei clienti durante la pandemia? 

Da questo punto di vista il cambiamento più significativo consiste nel fatto che nel Regno Unito molti potenziali clienti sono entrati in una condizione di “attesa” rispetto a una ripresa generale dell’economia. In generale si attende quindi di vedere qualche segno di miglioramento nell’economia prima di lanciare un nuovo progetto.

Al contempo è vero anche che molti altri clienti non possono più aspettare e che alcuni vedono una grande opportunità nell’investire su un progetto proprio nel momento in cui si registra minor concorrenza.

Con la pandemia la possibilità di muoversi si è ridotta al minimo e abbiamo visto fiorire il lavoro a distanza. Qual è la tua opinione su questo?

Dentro IFC si può dire che abbiamo lavorato “a distanza” da quando questa formula esiste… per noi quindi non è stato un vero cambiamento. Ci manca, inevitabilmente, il fatto di poterci incontrare di persona qualche volta, ma non mi sento di dire che questa condizione abbia davvero penalizzato noi o i nostri clienti fino ad oggi.

Pensi che ci sia un valore aggiunto nell’essere parte di IFC group? E qual è per te la principale lezione appresa di questo periodo?

Il valore aggiunto di IFC sta nella struttura sovranazionale del gruppo. Ci ha sempre aiutato ad attirare le ONG internazionali e in questa fase ha fatto veramente differenza. La principale lezione che ho appreso riguarda proprio il fatto che, quando il modello di business è robusto e quando si trova la via per adattarsi alle circostanze che cambiano, l’attività di consulenza può sopravvivere anche alle  situazioni più difficili.