Allearsi con il territorio per il bene comune: la “lezione” delle fondazioni di comunità

La crisi delle donazioni innescata dall’epidemia di Covid 19 non ha riguardato l’ambito di intervento delle fondazioni di comunità, che anzi sono state e sono tuttora il tramite per un consistente flusso di risorse verso l’ambito sanitario, ospedaliero e – più in generale – di assistenza per le fasce più fragili della popolazione.

Questo flusso di solidarietà è stato innescato in diversi casi da fondazioni di origine bancaria, come Cariplo, che scegliendo di destinare risorse alle fondazioni di comunità hanno di fatto dato il via ad un circuito virtuoso di cui si stanno già vedendo i frutti.

Cariplo e il fondo per le comunità in difficoltà

Tra le azioni messe in campo per reagire alla pandemia, Cariplo ha scelto di avviare insieme alle fondazioni di comunità un Fondo Speciale, partito dalla base di 2 milioni di euro, con l’obiettivo di aggregare risorse a favore dei servizi alle persone più vulnerabili, sostenendo in particolare le associazioni e gli enti non profit colpiti dall’emergenza. L’intervento è stato pensato come un volano attorno al quale aggregare altre risorse a sostegno delle comunità del territorio e il risultato è stato impressionante: la prima tranche attivata, del valore di circa un milione di euro, ha generato un “effetto leva” che nel primo mese aveva già fatto superare i 54 milioni di euro!

Quello che è accaduto è che le fondazioni di comunità, insieme alle istituzioni, alle aziende e ai singoli donatori, sono riuscite ad attivare reti di solidarietà efficaci, ad orientare gli obiettivi della raccolta fondi e quindi a rispondere alle necessità causate dall’emergenza.

ACRI, Associazione delle Fondazione di Origine Bancaria Italiane, a cui aderisce anche Cariplo, ha inoltre costituito un fondo di garanzia da 5 milioni per aiutare gli enti non profit in difficoltà.

“Tra le tante realtà economiche in difficoltà in questo periodo – ha detto il Presidente della Fondazione, Giovanni Fosti – ci sono anche moltissimi enti non profit e organizzazioni di volontariato che stanno vivendo gravi disagi, che possono mettere a rischio l’erogazione di servizi. E’ urgente aggregare risorse e promuovere attenzione nei confronti di quelle organizzazioni, associazioni ed enti che forniscono servizi alle famiglie o contribuiscono in modo fondamentale nella gestione di luoghi significativi per la comunità”.

Il modello delle fondazioni di comunità

Il meccanismo virtuoso a cui si è assistito nel caso di Cariplo non è il solo che ha avuto per protagoniste le fondazioni di comunità: la scelta di far leva su questi protagonisti del territorio in un momento di così grande emergenza per il paese è stata fatta anche da altri, come nel caso della Compagnia di San Paolo che ha deciso di supportare con un meccanismo di “raddoppio” le campagne di raccolta fondi avviate dalle fondazioni di comunità per affrontare l’emergenza coronavirus.

Che cosa ci dice questo fenomeno? Ci racconta della forza di un modello basato sulla collaborazione tra più soggetti legati dall’interesse per uno stesso territorio. Un modello in cui pubblico, privato e terzo settore collaborano per il bene comune, capaci di guardare a obiettivi di medio e lungo periodo, accelerare progettualità quando occorre e far convergere risorse.

La storia delle fondazioni di comunità in Italia è una storia ancora recente: le prime sono nate alla fine degli anni ‘90 e oggi il loro numero non ha ancora superato le 40 unità. Eppure dove questo modello viene sperimentato si registra una straordinaria capacità di risolvere i problemi e di cogliere opportunità, anche quelle poste da sfide globali come clima, migrazioni o SDGs, che lette a livello locale si fanno occasione concreta di crescita e sviluppo per le comunità.

Le fondazioni di comunità creano alleanze tra donatori e territorio, attivano il tessuto sociale e creano coesione, partecipazione, senso di appartenenza fra i cittadini. Una lezione non banale per chi fa raccolta fondi nel nostro paese, soprattutto ai tempi del Covid 19. E che ci servirà ricordare anche a emergenza finita.