Cura Italia: luci e ombre dell’intervento del Governo a favore del Terzo Settore

All’indomani dell’approvazione del decreto “Cura Italia”, lo scorso 17 marzo, anche il Forum del Terzo Settore aveva salutato con soddisfazione le misure approvate a sostegno delle organizzazioni impegnate nel non profit. Il fatto che molti dei 127 articoli del decreto riguardassero più o meno direttamente il settore era e resta certamente un punto di partenza importante, un “andare nella giusta direzione” che tuttavia ha lasciato gradualmente spazio alla critica e poi alla denuncia di quanto ancora resta da fare.

Le misure a favore del Terzo Settore

Delle misure a favore del Terzo Settore contenute nel decreto si è già ampiamente parlato nelle ultime settimane sui principali siti d’informazione, ma basti ricordare le principali. Viene prorogato dal 30 giugno al 31 ottobre di quest’anno il termine per adeguare gli statuti alla Riforma per Odv, Aps e Onlus che potranno approvare i propri bilanci sempre entro il 31 ottobre. Viene prevista anche per Odv, Aps e Onlus la sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Entra in gioco la possibilità della cassa integrazione in deroga, per lavoratori di qualsiasi datore di lavoro e di qualsiasi dimensione, compresi gli enti del Terzo settore. E poi c’è l’articolo 66, che introduce importanti incentivi per le donazioni a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza.

I primi dubbi: sollecitare le donazioni per colmare il gap della nostra sanità

Come ci ricorda Jacopo Machnitz, dottore commercialista che si occupa di fiscalità per il non profit,  “il decreto ha previsto trattamenti di favore per le donazioni come la detrazione del 30% sugli importi donati dai privati o dagli enti non commerciali e l’integrale deducibilità delle erogazioni liberali delle imprese a Fondazioni od enti non profit, a patto che siano destinate a fronteggiare l’ ’emergenza Coronavirus’”. 

“La sensazione, tuttavia, è che tale misura – commenta Machnitz – non sia di favore o supporto al terzo settore ma semplicemente un modo per richiedere un contributo aggiuntivo da destinare alla gestione di un’emergenza per la quale non vi era stato un accantonamento adeguato di budget, conseguenza di una errata valutazione dei rischi sanitari effettivamente corsi al giorno d’oggi”. Come dire che, per far fronte al risultato di anni di sottovalutazione dei rischi, il Paese non solo ha dovuto far saltare i vincoli di bilancio e ricorrere al debito, ma si è trovato praticamente “costretto” a dover sollecitare il più possibile anche la donazione di risorse da parte dei privati.

Terzo Settore scarsamente coinvolto nella stesura delle misure che lo riguardano

Abbiamo poi letto le riflessioni di Stefano Zamagni dalle pagine del numero di aprile di Vita che si sofferma almeno su un paio di lacune nella gestione della crisi. La prima: “Il nostro Paese vanta un insieme variegato di enti di Terzo settore che non teme confronti a livello internazionale. In questo mondo vitale, tanti sono coloro che con competenza e passione si occupano da tempo di erogare servizi e assistenza sanitaria”. Eppure, nota Zamagni, “nei tavoli o cabine di regia dove si andavano disegnando le strategie di intervento, questo mondo non è stato invitato a dare il contributo di cui è altamente capace”.

La seconda lacuna richiama la necessità di ricordarsi del Terzo Settore anche nei provvedimenti di natura economico-finanziaria che si vanno predisponendo, perché il flusso delle donazioni si sta concentrando quasi esclusivamente sull’ambito sanitario e questo sta già comportando un grosso scompenso sul resto del mondo non profit. “La distruzione o anche solo la diminuzione del capitale sociale che ne conseguirebbe sarebbe un vero disastro” osserva Zamagni.

La richiesta di “anticipazione” del il 5×1000

Nel senso indicato da Zamagni va sicuramente la richiesta che le organizzazioni appartenenti al Comitato Editoriale di Vita stanno portando avanti in questi giorni relativamente all’erogazione immediata del 5 per mille 2018 e 2019. In una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte le organizzazioni chiedono “di dare via libera al Dpcm previsto dalla Riforma del Terzo settore pronto da mesi e in capo alla Presidenza del Consiglio che rivede la disciplina del 5 per mille e come previsto nella nuova norma, provvedere senza indugio all’erogazione entro giugno del 5 per mille 2018 e contestualmente di almeno il 50% dell’ammontare del 5 per mille 2019”. Si tratta di risorse dovute e già a bilancio, vitali per il tessuto del mondo non profit che viene duramente colpito dalla crisi economica e dal crollo delle donazioni.

“Lavoriamo in prima linea. Abbiamo bisogno di mascherine”

E poi c’è il fronte della protezione degli operatori. Già, perché a tre settimane dal decreto Cura Italia, scopriamo che quel Terzo Settore messo al centro di tanti (anche se non del tutto sufficienti) interventi del Governo opera ancora nel Paese senza i dispositivi che ne garantirebbero la sicurezza e che molti volontari sono stati addirittura contagiati mentre prestavano il loro servizio. Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, in un’intervista trasmessa in diretta ieri dal Corriere della Sera rispondeva a Elisabetta Soglio che, in effetti, l’attenzione da parte del Governo per chi nel pieno dell’epidemia cerca di rimanere al fianco dei soggetti più vulnerabili è insufficiente. 

In un comunicato stampa di alcuni giorni fa, la stessa Fiaschi dichiarava: “In questa battaglia siamo stati da subito in prima linea per aiutare le tante persone che si trovano in una situazione di disagio e fragilità alle quali da sempre siamo a fianco e sicuramente non risparmieremo le nostre energie. Ma per essere davvero utili ed efficaci è indispensabile che volontari ed operatori vengano dotati almeno dei dispositivi di protezione individuali, oggi mancanti. Diversamente la nostra operatività diventa molto rischiosa, per noi stessi e per le persone con cui veniamo a contatto”. Ecco, iniziare dalle mascherine per chi opera in prima linea, forse sarebbe un buon primo passo per riconoscere finalmente dignità al Terzo Settore.