Intervista a Chiara Ceretti, consulente esperta in campagne di crowdfunding e personal fundraising

L’ affollamento del crowdfunding ai tempi del Coronavirus

Emergenza fondi = crowdfunding: è corretto? Lo chiediamo a Chiara Ceretti, consulente di fundraising che ha esperienza nell’ideazione e realizzazione di campagne di crowdfunding e personal fundraising.

Da poco più di un mese, quasi ogni giorno, si sente parlare di nuove campagne di Crowdfunding.

La folla che non vediamo più nelle strade si sta attivando per raccolta fondi, non a caso CROWD letteralmente significa “folla” e FUNDING “finanziamento”.

“Insomma, non abbiamo rinunciato a sentirci comunità, ad aiutarci e stare insieme – dice Chiara Ceretti – : la forza della comunità trova quindi la massima espressione attraverso internet nella forma delle donazioni online e grazie all’online si sta trasmettendo un contagio positivo, quello del dono“Isolamento” e “distanza sociale” sono le parole che useremmo per rappresentare meglio queste settimane difficili: vale ancora di più per il Terzo Settore e le organizzazioni che ne fanno parte, che non si sono tirate indietro sia in termini di raccolta fondi che operativamente, per sostenere le persone più fragili e continuare il proprio servizio per rispondere a bisogni della collettività”.

Una premessa fondamentale è d’obbligo: stiamo vivendo una situazione di emergenza, un’eccezione rispetto alle raccolte fondi ordinarie e dobbiamo quindi analizzare le campagne di crowdfunding tenendo conto di tutto ciò.

Proviamo a ricominciare da capo: quali sono gli elementi essenziali del crowfunding, indipendentemente dal contesto in cui viene attivato?

Gli elementi essenziali di una campagna di crowdfunding sono tre: un progetto chiaro, concreto e spacchettabile; un obiettivo di raccolta fondi raggiungibile e coerente rispetto al progetto;  una durata limitata.
Quello che possiamo osservare è che ciò che caratterizza le campagne attivate finora è l’urgenza, aspetto che ha fatto sì che le donazioni decollassero in un tempo ancora più limitato rispetto alla media.

Un altro elemento da considerare oggi è che gli obiettivi sono più elevati rispetto alle medie di raccolta fondi: si parla di centinaia se non milioni di euro, giustificati dal fatto che finanziare nuove attrezzature per una sala di terapia intensiva o crearne di nuove ha fabbisogni elevati. Diverso è quando un’organizzazione decide di attivare una campagna di crowdfunding per la prima volta o la ripete ogni anno, ad esempio le campagne per le Maratone: in questi casi i fabbisogni possono essere meno ambiziosi (migliaia o decine di migliaia di euro). La forza di questo strumento è che è democratico e flessibile e per questo adatto anche alle organizzazioni piccole/medie e ai progetti concreti come l’acquisto di un nuovo pulmino o il costo delle vacanze estive dei ragazzi di una comunità.

Potremmo poi discutere se la concretezza dei progetti e gli spacchettamenti siano chiari e definiti ma sicuramente l’emergenza ha limitato il tempo dedicato ai dettagli e alla pianificazione.

Come gli ospedali, soprattutto se parliamo di sanità pubblica, si sono organizzati per queste campagne?
In generale gli Ospedali, a parte alcuni già “attrezzati” con uffici di raccolta fondi, costituiscono un settore ancora troppo poco strutturato sul fronte del fundraising, dalla raccolta (non solo di denaro) alla rendicontazione. Speriamo solo che il patrimonio di contatti e relazioni non venga sprecato.

Spesso tuttavia si confonde crowdfunding con personal fundraising: possiamo spiegarlo meglio?

Veniamo quindi alla seconda precisazione che è necessario fare: molte campagne in corso, in primis quelle di maggiore successo che tutti portano come esempio – ad esempio la campagna a favore dell’ospedale San Raffaele promossa da Fedez e Chiara Ferragni – sono in realtà campagne di PERSONAL FUNDRAISING. E questa è la vera novità da sottolineare: è il personal fundraising ad aver preso il volo. Persone singole, gruppi di amici, associazioni non profit, aziende si stanno attivando in “prima persona” per promuovere la raccolta fondi a sostegno di un Ospedale o un’organizzazione (penso alla CRI o a altre realtà) operativa nel fronteggiare l’epidemia e a proteggere i più fragili.

Al centro delle campagne di personal fundraising c’è infatti la persona o le persone che la promuovono, la loro storia, la loro motivazione, sono loro che trainano la comunicazione e che chiedono sostegno. E’ stata questa forse la fortuna di molti Ospedali non ancora attrezzati su questo fronte. Ciò che rende una campagna di personal fundraising una campagna di successo è infatti la diffusione presso la propria rete sociale e fare in modo che i propri contatti a loro volta diffondano a cascata la pagina ai propri contatti. Non stupiamoci se quindi chi presidia i social e ha milioni di follower riesce a raggiungere risultati straordinari.

Quindi siamo di fronte a una svolta anche da questo punto di vista?

Speriamo! per concludere che, oltre la moda del momento (ricordiamoci che non tutti devono fare crowdfunding!!), questo trend positivo possa consolidarsi e il personal fundraising e il crowdfunding possano essere valorizzati per quello che sono: strumenti che se integrati nella propria strategia di raccolta fondi e presidiati con costanza e metodo, possono portare a grandi risultati sia come raccolta fondi che come opportunità per fare comunità e raggiungere nuove persone da avvicinare alla nostra Buona Causa.