Covid 19 e settore sanitario: che cosa stiamo (re)imparando

Un punto di vista particolare sull’impatto dell’emergenza da Covid 19 sul Terzo Settore, lo condivide con noi Silvia Superbi, consulente esperta in project management e fundraising, da anni al fianco di diverse realtà del settore socio sanitario.

Tra queste, anche la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, in prima linea con le sue strutture nell’affrontare l’epidemia.

“Siamo nel pieno di un grande movimento di coscienza” è la prima riflessione di Silvia. “Quel che sta accadendo tocca l’emotività di tutti e spinge a donare come non è mai accaduto in precedenza. Un flusso di generosità che si concentra, com’è naturale in una situazione del genere, nell’ambito sanitario”. 

“Tra i progetti che sto vedendo nascere – ci racconta – c’è anche quello finanziato da Reale Foundation per il Policlinico Gemelli: la fondazione corporate di Reale Group ha donato un milione di euro per l’acquisto di apparecchiature per la diagnosi di infezione da Covid 19. C’era un problema nella fase di accoglienza in ospedale, dove i pazienti Covid si mescolavano con quelli non Covid. Serviva un sistema di triage per velocizzare l’accesso, risparmiare tempo, diminuire i contagi e andare al ricovero… in un lasso di tempo breve, grazie al finanziamento, tutto questo è stato realizzato e sta già entrando in funzione”.

Che cosa ha permesso di fare così presto? C’è qualcosa che stiamo imparando da casi come questo?

“Ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che il passo iniziale del finanziatore è stato in direzione di un progetto sempre di vitale importanza in questo momento ma di più semplice realizzazione e dimensioni minori. Si tratta del progetto di assistenza a distanza e telemedicina ‘keep in touch’ destinato a mantenere in contatto diretto i malati del reparto di radioterapia oncologica (ovviamente più fragili di fronte a un eventuale contagio) con gli specialisti. La collaborazione tra il Policlinico e Reale Group su questo fronte, fin dai primi giorni di emergenza, si è svolta in un clima di crescente sintonia e fiducia reciproca che ha aperto la strada per realizzare il passo successivo”.

“Il secondo aspetto – aggiunge Silvia – è che quando si è presentata l’emergenza il Policlinico poteva contare da un lato su un team clinico che aveva in mente l’esigenza e aveva già progettato la soluzione del problema, dall’altro- cosa che ci riguarda di più –  poteva contare su un ufficio marketing e relazioni esterne, oltre che un fundraising competente e strutturato.

Tutto ciò ha accorciato i tempi, rassicurato il donatore sul pronto utilizzo dei fondi e sulla possibilità di poterlo comunicare, e quindi ha facilitato la realizzazione concreta dell’idea”.

“Possiamo trarne la lezione che per tutti, anche nel settore sanitario, è fondamentale farsi trovare almeno un poco strutturati per affrontare situazioni di emergenza. Le realtà con un proprio dipartimento marketing e fundraising o almeno supportate da un consulente hanno potuto avere una reattività immediata nel presentare progetti. Altre – magari eccezionali da un punto di vista clinico, assistenziale e di ricerca – non hanno potuto agire con la stessa prontezza”. 

E se l’ambito sanitario si è fatto trovare più o meno impreparato alla grande generosità dei donatori…che cosa dire del Terzo Settore in generale? 

“Mentre le strutture ospedaliere oggi sono fortemente nutrite, soprattutto da aziende e fondazioni – ci risponde Silvia – tutto il resto è fermo e improvvisamente invisibile. Molte organizzazioni hanno bloccato le campagne 5×1000, tutte hanno dovuto cancellare gli eventi e le iniziative pasquali… Molti costi già sostenuti dalle organizzazioni non profit non potranno essere recuperati ed è difficile capire che cosa succederà dopo, in uno scenario di crisi economica, con aziende e cittadini che avranno minor possibilità di donare. Questa – per tutti noi che lavoriamo come consulenti del Terzo Settore – sarà probabilmente la sfida più grande”.