E' sterminato l'elenco delle aziende che dall'inizio dell'emergenza Covid-19 hanno donato somme, anche molto ingenti, a strutture ospedaliere. Una spinta alla donazione come mai era accaduto in precedenza.

Coronavirus, boom di donazioni. Agevolazioni fiscali per privati e aziende nel decreto Cura Italia

E’ sterminato l’elenco delle aziende che dall’inizio dell’emergenza Covid-19 hanno donato somme, anche molto ingenti, a strutture ospedaliere. Una spinta alla donazione come mai era accaduto in precedenza.

Occorre ammetterlo: ci si attendeva una risposta unanime, forse non così massiccia e unitaria all’emergenza coronavirus in Italia, anche dai singoli cittadini. Aziende e imprenditori hanno deciso in tempi record lo stanziamento di aiuti a favore del sistema sanitario: un fenomeno che ha colto di sorpresa gli stessi fundraiser, da un lato – se consideriamo le strategie di medio lungo periodo normalmente messe in campo per instaurare una relazione con una azienda e avviare una partnership – e le stesse strutture sanitarie, spesso non attrezzate con professionisti dedicati al fundraising, come ha ricordato anche Raffaele Picilli, presidente EuConsult Italia in un suo recente intervento.

Alcune riflessioni. La prima riguarda l’ondata di donazioni.

Italia non profit, piattaforma che mette in rete il Terzo settore italiano e di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi, calcolava che il 18 marzo era già stata sfiorata la cifra di 250 milioni di elargizioni.

Le campagne di crowdfunding si sono moltiplicate in pochi giorni – dalla piattaforma Rete del Dono a gofundme – così come aziende e singoli imprenditori si sono attivate direttamente a sostegno di ospedali nelle più varie forme: elargizioni in denaro, fornitura di materiali, iniziative di solidarietà. Novartis ad esempio, alla donazione di un milione per la Protezione civile, ha aggiunto la fornitura gratuita di farmaci “indicati per altre patologie potenzialmente efficaci, secondo la comunità scientifica, nel trattamento di pazienti affetti da COVID-19”. Non solo:  la multinazionale ha invitato i suoi collaboratori a donare il corrispettivo di una giornata di lavoro da destinare all’emergenza in Lombardia, impegnandosi a raddoppiare la cifra raccolta.

Oggi, lunedì 23 marzo, sono arrivati a Malpensa, grazie a Pirelli, in collaborazione con Regione Lombardia e China Construction Bank,  65 dispositivi per la ventilazione assistita di terapia intensiva, 5mila tute per utilizzo sanitario e 20mila mascherine.

E gli aiuti non sono mancati nemmeno dall’estero: perfino la Apple di Tim Cook ha donato alla Protezione civile italiana. Per contro Andrea Bonomi attraverso Investindustrial e le controllate ha stanziato 6,5 milioni per una serie di ospedali in Europa.

Tra le ultime donazioni rese note, la famiglia Gavio attraverso la holding Astm infrastrutture e autostrade, ha annunciato un assegno da 3 milioni per la Regione Piemonte mentre la famiglia Ferrero ha annunciato una donazione di 10 milione di euro per le strutture di emergenza.

Di queste e altre aziende parla anche Repubblica in un articolo oggi online.

La seconda riguarda il decreto Cura Italia, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 17 marzo, che prevede incentivi fiscali per i soggetti che effettuano erogazioni liberali – privati o aziende – in denaro o in natura, a sostegno delle misure di contrasto all’emergenza Coronavirus. Le donazioni in denaro effettuate dalle aziende sono integralmente deducibili dal reddito d’impresa e non sono previsti limiti all’importo deducibile: una misura che certamente incentiverà ancora di più le donazioni verso questa causa nel corso del 2020 al mondo della Sanità. Sul sito di Assolombarda si può trovare una sintesi.

La terza riflessione riguarda il lavoro quotidiano dei fundraiser e dei professionisti della raccolta fondi impegnati su cause, progetti e bisogni sempre presenti nel paese e nel mondo ma al momento  ‘congelati’ – almeno apparentemente – nell’interesse e nella percezione generale verso la pandemia da Covid 19.

Questi mesi dovranno essere ben utilizzati, assieme alle organizzazioni, per comprendere come tenere stretto il legame in primis con i propri donatori e stakeholder in generale, mantenendo il patto di fiducia e incentivando la fidelizzazione; non da ultimo occorrerà attuare una revisione dei piani di fundraising alla luce del congelamento o della sospensione, in alcuni casi, di attività pianificate prima della crisi.

Infine anche il ruolo del consulente dovrà trovare nuove strade per affiancare e accompagnare le organizzazioni alla ripresa. Con un unico limite: al momento manca totalmente la visibilità.