Ciai di fronte all’emergenza. Parola d’ordine: restare vicini alle persone

Fa pensare: nel momento in cui tutti siamo costretti a tenere le distanze, la parola chiave scelta da Ciai per affrontare l’emergenza da Covid-19 è “vicinanza”.

Ce lo racconta Francesca Silva, direttore operativo dell’organizzazione, facendo una sintesi delle iniziative messe in campo per reagire a questa nuova condizione, inattesa e difficile, in particolare per le famiglie.

La prima novità in Ciai, storica associazione di famiglie – spiega Francesca – è stata Caricapositiva: una serie di iniziative per genitori, bambini e ragazzi. Ce li siamo immaginati alle prese con la riorganizzazione del tempo, la gestione della scuola, la convivenza continua e quindi abbiamo messo gratuitamente a loro disposizione un servizio di primo supporto on line: le famiglie ci scrivono una mail e vengono ricontattate dal nostro team di psicologi. Una delle situazioni più delicate che riscontriamo è quella dei nuclei con figli adolescenti, i più restii ad accettare le costrizioni e la rinuncia alla vita sociale”.

Caricapositiva è anche l’appuntamento online con storie e attività per bambini, proposte per riempire gli spazi che si aprono nella quotidianità ridisegnata dalla pandemia.

Questo è stato il primo modo di stare vicini alle persone – prosegue Francesca – ma si tratta di un approccio che abbiamo sposato in tutte le direzioni, non ultima quella della nostra operatività interna”. 

Ciai ha infatti riconvertito in tempi rapidi tutta la sua operatività in smart working. “Facciamo un lavoro per cui ci prendiamo cura degli altri… non potremmo non avere cura delle persone che lavorano con noi e di chi a noi si rivolge, ad esempio per i percorsi di adozione”. Ecco quindi che le attività normalmente svolte in presenza (i colloqui con le coppie e le famiglie, gli incontri, il sostegno psicologico e terapeutico) oggi avvengono in remoto. “Naturalmente – tiene a precisare Francesca – lasciamo la possibilità alle persone che preferiscono un incontro dal vivo di attendere la fine dell’emergenza per riprendere i propri percorsi”.

La vicinanza e l’attenzione alle persone si è manifestata anche nei confronti con gli operatori impegnati nei progetti all’estero: a tutti è stata data l’opportunità di valutare un rientro in Italia, anche se molti per il momento stanno scegliendo di rimanere nel paese in cui lavorano e dove spesso hanno messo radici.

All’estero come in Italia – racconta ancora il direttore di Ciai – un altro grande valore aggiunto è stato ed è quello di sentirsi parte di una rete fatta da tante altre organizzazioni: con loro stiamo condividendo riflessioni e scelte. Ancora una volta sentendoci vicini e non distanti”.

Dalla collaborazione con altre realtà della cooperazione nasce un’altra iniziativa, lanciata proprio in questi giorni: Ciai, insieme ad Amref e CCM lancia una raccolta fondi straordinaria, per sostenere alcune strutture sanitarie particolarmente impegnate a fronteggiare l’emergenza Coronavirus (l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, l’Ospedale Sacco di Milano e agli ospedali dell’Asl Città di Torino). “Questa per noi è una scelta di responsabilità: siamo un’organizzazione della società civile, sentiamo di dover contribuire perché questo fenomeno impatta in modo critico tutto il Paese” spiega ancora Francesca Silva. “Mettiamo quindi a disposizione della comunità nella quale viviamo le nostre reti, i nostri contatti, le nostre relazioni”.

E il futuro?

Sicuramente c’è preoccupazione per il proseguimento di tutti i progetti: in Italia, dove molta della nostra attività si svolge normalmente nelle scuole, e anche all’estero, dove quello che portiamo avanti potrebbe subire dei rallentamenti” dice Francesca. “Anche con le istituzioni e i donatori è già in atto un confronto per prevedere misure che ci consentano di far fronte alla situazione”.

L’elemento più interessante però – e conclude – è che nella difficoltà di questo momento la creatività prende piede. Questo ‘Ciai diffuso’, che oggi opera dalle case di tanti operatori diventate uffici, sta rispondendo non solo con compattezza ma anche con creatività. Sono ancora molte altre le iniziative che bollono in pentola. La condizione nuova e difficile che stiamo vivendo, in prospettiva futura, potrebbe anche farci fare cose che prima non avremmo pensato di poter realizzare”.