Gli SDGs non cambieranno il mondo, ma la società civile può farlo

Manca poco all’inizio del congresso autunnale di EU Consult a Edimburgo: dal 26 al 28 settembre i consulenti del non profit europeo s’incontrano per discutere sul proprio ruolo nella realizzazione dell’Agenda 30 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Tra gli speaker sarà presente anche Martin Georgi, Presidente dell’Associazione tedesca per il fundraising e membro del Consiglio Direttivo di EU Consult.

Martin, al Congresso di Edimburgo prenderai parte a un panel dal titolo “Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio salveranno il mondo?”… vuoi anticiparci come risponderai a una domanda tanto impegnativa?

Risponderò di no. Gli SDGs non possono salvare il mondo, perché hanno grossi limiti. Prima di tutto si focalizzano solo su alcune tra le tante questioni importanti che hanno bisogno di essere affrontate se l’umanità vuole sopravvivere e sopravvivere bene.
Inoltre gli obiettivi sono basati su un modello di sviluppo prestabilito e che sicuramente può essere messo in discussione; stabiliscono gli obiettivi e i target, ma non chiariscono i ruoli e le responsabilità e non si concentrano sulle ineguaglianze le ingiustizie.
Danno per scontato un modello di mondo cooperativo, con leader saggi, governi responsabili e società capaci di altruismo, tutti impegnati a costruire un mondo migliore… questo è decisamente un quadro irrealistico. Infine, gli obiettivi non impegnano risorse finanziarie, non prevedono un meccanismo di valutazione indipendente e autorevole, nè alcun meccanismo di compliance.

Che cosa pensano degli SDGs le organizzazioni non profit tedesche? Li conoscono, li tengono presenti quando devono pensare alla loro mission e alla loro visione?

Queste obiettivi non sono molto conosciuti al di fuori della “bolla” delle associazioni che si occupano di sviluppo. Sono percepiti prevalentemente come qualcosa che interessa il lavoro per lo sviluppo internazionale condotto dai governi o dalle associazioni specializzate. Generalmente sono percepiti come obiettivi di scarsa rilevanza in Germania e in Europa… E è anche per questo che oggi l’inclusione, il multilateralismo e la cooperazione vivono un momento di grande difficoltà nel nostro continente.

Sulla base della tua esperienza professionale, pensi che la società civile europea abbia abbastanza anticorpi per reagire alla situazione che hai appena descritto?

Ci sono stati diversi passi indietro negli ultimi anni, stiamo affrontando una situazione complicata e probabilmente i nostri figli dovranno crescere e lottare nel contesto di una “distopia ostile”. Credo però che siano rimasti in circolazione ancora abbastanza “anticorpi”. Rimango ottimista che alla fine arriveremo a nuovi modelli di cooperazione e solidarietà all’interno dell’Europa e tra l’Europa e il resto del mondo.

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