Il fundraising… “secondo Freddie”

Helen, direttore IFC Paesi Bassi, ha visto Bohemian Rhapsody e nella figura di Freddie Mercury ha trovato diverse ispirazioni utili al fundraising….

I Queen sono stati parte della colonna sonora della mia gioventù – scrive Helen – e oggi, dopo aver visto il film dedicato alla loro storia, scopro che Farouk Bulsara, meglio conosciuto come Freddie Mercury, ha qualcosa da suggerire anche al fundraising.

La capacità di innovare

Freddie è sempre stato quello diverso, l’innovatore. Nato a Zanzibar, di origine parsi, si trasferì prima in India e poi, da adolescente, in Inghilterra. All’università incontrò gli altri componenti del gruppo, Brian e Roger e si unì a loro come cantante, ma da subito – in quanto immigrato e per la sua sessualità – si ritrovò a fare i conti con il sentirsi “diverso” rispetto a quanto in quegli anni era considerato la “norma”. Quel che conta è che Freddie non si lasciò annichilire da questo sentimento, nè spaventare dall’essere “fuori dalla massa”, ma anzi affrontò i propri demoni con grande coraggio e consapevolezza e trasformò il suo modo di essere nella sua forza.
Nè è un esempio la sua straordinaria performance al Live Aid, tanto innovativa da trasformare definitivamente lo show e rimanere per sempre in testa a chiunque vi abbia assistito, più di qualsiasi risultato di fundaraising (furono raccolti ben 127 milioni di dollari). Eppure stiamo parlando di uno show che già di per sé era stato una grande innovazione.

La forza di scoprire se stessi… e la propria mission

Il film dipinge stupendamente la lotta che Freddie porta avanti con se stesso e con il padre, che si sente tradito, per poter finalmente accettare la cultura occidentale a cui si sente di appartenere.Ma anche in questo non si dà per vinto. Come canta nella sua Innuendo: “Tu puoi essere qualsiasi cosa tu voglia/Semplicemente trasformati in ciò che vuoi/Sii libero nel tuo tempo/Sii libero con te stesso”. Gli ci volle un po’ di tempo per trovare se stesso, e non diversamente accade nelle nostre organizzazioni quando cercano di definire la propria mission, ma alla fine la coerenza con la propria identità pagò Mercury… e certamente potrà pagare anche noi.

La scelta delle persone “giuste”

Freddie fu fortunato a incontrare Brian May e Rogers Taylor. Uno studiava da astrofisico, l’altro da ingegnere: non corrispondevano al prototipo dell’artista volubile e capriccioso e avevano entrambi i piedi ben posati a terra. Furono così un punto di riferimento solido per l’amico e in qualche modo protessero lui e il suo talento da quanti gli giravano attorno per approfittarne. Fredie lo capì quando in Germania provò ad avviare un altro progetto con altri musicisti: senza Brain e Roger a discutere e confrontarsi con lui, non era possibile creare nulla di buono.
Succede anche nelle nostre organizzazioni, dove fa una concreta differenza saper riconoscere con quali persone collaborare, quali sanno tirare fuori il meglio dalla nostra realtà e di cui possiamo avere fiducia.

Saper avere fiducia in noi stessi

Freddy emanava carisma e fiducia: anche nei periodi di disperazione e solitudine reagiva facendo festa e restando al centro dell’attenzione. Questo atteggiamento fiducioso magari non risolveva tutti i suoi conflitti interiori, ma contagiava gli altri con un messaggio chiaro: sono orgoglioso di me stesso.
Lo stesso dovrebbe valere per noi: dobbiamo essere orgogliosi di quello che fa la nostra organizzazione, mostrare sempre fiducia nei risultati e nell’impatto della nostra attività. Questo ci porterà sicuramente il rispetto che meritiamo.

Clicca qui per leggere l’articolo originale di Helen Mynard, Direttore di IFC Netherlands