John Baguley

Superare lo stallo. 5 leve per ripensare le organizzazioni non profit

John Baguley, fondatore e CEO di Group IFC, si domanda come possano essere rilanciate le organizzazioni di solidarietà, governando e non subendo le rapidissime evoluzioni tecnologiche in cui ci troviamo coinvolti.

Sappiamo tutti che gli affari hanno un andamento ciclico. All’inizio decollano lentamente, poi guadagnano forza e si spera crescano rapidamente, fino a quando avranno saturato il mercato, saranno stati emulati dai competitor o superati da prodotti più avanzati. Arrivati a questo punto, a meno che non si prenda qualche iniziativa, il ciclo cambia direzione e le entrate precipitano velocemente.

Oggi molte delle maggiori organizzazioni di solidarietà hanno raggiunto il massimo del loro ciclo di entrate. Sono ferme lì, in attesa dell’inevitabile. Le varie British Heart Foundation, Oxfam, Salvation Army non possono cambiare più di tanto il loro “prodotto”. Non importa che organizzazioni come Avaaz.org, Change.org e 38Degrees abbiano avviato modelli completamente diversi di organizzazione, né che vi siano tanti millennials a gestire imprese sociali, impact hubs e altri brillanti incubatori nel mondo. Il loro mercato è saturo e l’atteggiamento delle persone verso la donazione sta cambiando rapidamente verso una modalità immediata e senza sforzi, da attuare nel momento stesso in cui vengono a conoscenza di un problema. Unirsi stabilmente ad un’organizzazione è una cosa da secolo scorso e l’ultima cosa che i donatori desiderano in cambio del loro dono è una newsletter. La competizione è altissima.

Sono dell’idea che molti di noi, distratti dal cambiamento tecnologico che ci fa domandare quale sia la prossima grande novità dietro l’angolo, non siano in realtà in grado di concepire il sovvertimento radicale di cui c’è bisogno.

Dunque, che cosa possiamo fare? Credo ci siano almeno cinque leve su cui concentrarci per influenzare il cambiamento, e dovremmo usarle tutte:

  1. Lo staff. Ci sono circostanze in cui l’ultima cosa che vogliamo sono persone che cambino le nostre macchine ben oliate, ma questi sono tempi in cui abbiamo bisogno di chi sovverta le cose con un una nuova visione, qualcuno capace di convincere e coinvolgere gli altri (amministratori, colleghi e volontari) della bontà di questa nuova via. Una visione ingaggiante del futuro sarà più facile da trovare nella generazione dei millennials, le cui menti non sono state legate per anni alla logica del direct mail come quelle dei baby boomers. 
  2. La mission. Ho messo lo staff prima della missione perché è lo staff che può cambiare o trasformare una mission ormai morta nel vero timone dell’organizzazione. In tempi di rapido cambiamento, questa flessibilità può diventare liberatoria.
  3. Il marketingLa grande quantità di fondi che viene tradizionalmente messa in campo per il marketing spesso comporta che sia il fundraising e non la comunicazione a ridefinire l’organizzazione. Se, tuttavia, stiamo per mettere una nuova generazione alla guida, ci sarà bisogno che le risorse vengano utilizzate per spingere il marketing e la raccolta fondi verso nuove frontiere e potrebbe ben essere che sia proprio il marketing a vedersi derubato per assicurare risorse a questo scopo. Un periodo di cambiamento, e anche di acuta sofferenza, è molto probabile prima che i nuovi percorsi siano messi alla prova.
  4. La raccolta fondi. Questa è certamente l’ultima area in cui augurarsi rigidità. Non dovrebbe essere naturale per noi fundraiser “seguire il denaro”? Noi tutti sappiamo che il denaro si è spostato nelle mani di pochi facoltosi, per lo più imprenditori, e che quindi lo scenario si è fatto più transazionale, sempre più basato sulla necessità di mostrare in che modo una grossa donazione possa tradursi in una grande differenza sul campo.
  5. La rete. I cosiddetti “unicorni” (startup che hanno una valutazione superiore al miliardo di dollari, ndr) continueranno a venir fuori, alimenteranno l’espansione di interner, invaderanno le nostre vite e cambieranno il modo in cui noi usiamo la rete, così come quello con cui la rete “usa” noi. Il prossimo passo potrebbe essere l’intelligenza artificiale che si prende tutte le nostre professioni, in un momento in cui la società è completamente impreparata alla disoccupazione di massa.

Il modo migliore di lavorare su queste leve non sarà semplicemente approfittare di qualsiasi novità in campo; piuttosto consisterà nel chiedere ai nostri millennials di ripensare completamente alle organizzazioni di solidarietà. Date le nostre nuove missioni “aperte”, si tratterà di capire quale sia il modo migliore di fornire servizi, fare campagne e raccogliere fondi, che abbiamo bisogno di aumentare a livello globale. 

E’ arrivato il momento di porci alcune domande fondamentali, senza tralasciare nulla. Il ciclo economico sta facendo il suo corso e nessuno di noi è immune.

John Baguley, Chair, Group IFC

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Aren’t we stuck, stuck, stuck?