guidare un team di raccolta fondi

Guidare un team di raccolta fondi, tra sfide e soddisfazioni

Carla Miller ha intervistato alcuni dei direttori di raccolta fondi con maggiore esperienza nel non profit, per il suo libro “Leading Successful Fundraising Teams”. Le sue riflessioni sulle sfide e le soddisfazioni che oggi derivano dall’essere alla guida di una squadra di fundraiser…

Oggi i responsabili della raccolta fondi affrontano sfide molto complesse: il settore è sempre più fortemente regolamentato e il tipo di narrazione che si è diffuso nei media a riguardo della raccolta fondi, in generale del settore della solidarietà, pone problemi nuovi. Con il mio libro, ho provato a chiedere ai responsabili di raccolta fondi quali sono in questo momento storico le loro più grandi sfide. Le loro risposte possono essere riassunte attorno a questi grandi temi:

  • Raccogliere fondi e raggiungere obiettivi in particolare per le piccole e medie organizzazione.
  • Trovare e mantenere all’interno dell’organizzazione dei bravi fundraiser.
  • Coinvolgere e mantenere ingaggiati gli stakeholder.
  • Trovare il tempo e le risorse per innovare.
  • Armonizzare il team di lavoro.
  • Adeguarsi alla crescente regolamentazione.

Poi naturalmente ogni squadra di fundraising ha le sue sfide specifiche. Quando nel 2016 ho intervistato Kate Collins, direttore della raccolta fondi e del marketing al Teenage Cancer Trust, la sua sfida più grande riguardava cultura e crescita.

“Per me la sfida chiave adesso è tutta nel mantenere la nostra cultura interna, favolosa, anche mentre compiamo il nostro percorso di crescita. Certamente so che devo garantire le entrate. Ma il mio team sa cavarsela bene in questo e fa sì che io non debba preoccuparmene. Quindi penso che la vera sfida per me personalmente consista nel non perdere nessuno di quegli elementi intangibili dell’organizzazione e della sua cultura, quelli che di fatto consentivano all’organizzazione di fare un grande lavoro anche quando non avevamo una strategia complessa e strutturata”.

Sì, ci sono delle sfide da affrontare ma essere leader di una squadra di fundraiser non è certo un compito ingrato. Ho chiesto a Kath Abrahams di Diabets UK perchè ami ancora questo lavoro dopo tanti anni in questa posizione…

“Mi interessa ancora capire come le cose funzionino. Che cosa determini la scelta della gente. Amo imparare cose nuove. Credo che in parte sia un forma mentale. Lo trovo divertente. Mi annoio se le cose sono sempre le stesse e credo di poter imparare da ogni persona attorno a me, da ogni nuova situazione. E poi amo la dimensione “ampia” di essere responsabile, il fatto di ricoprire un ruolo che mi consente di creare legami tra altre persone. Mettere in relazione i colleghi con i sostenitori e pensare da fuori all’interno piuttosto che viceversa. Deve piacerti, credo”.

“Spesso devo rassicurare le persone sul fatto che tutto andrà bene, anche se non so esattamente come. È qualcosa che ha a che fare con il condurre altre persone mentre di fatto tutto attorno a te è incerto. Fuori e dentro al team, tutti vogliono vederti forte ed energico, ispirato e fonte di ispirazione. Devi sapere portare questo. E deve piacerti”.

E Jeny Anderson, responsabile della raccolta fondi del Duke of Edinburgh Awards trova parole altrettanto positive:

“Andare al lavoro ogni giorno e lavorare con un bel gruppo di persone che si preoccupano delle stesse cose di cui ti preoccupi tu, sapendo che ti aiuteranno se ne avrai bisogno e che tu farai lo stesso per loro”.

Sia che stiate per attraversare una fase di sfida o una di gratificazione come responsabili della raccolta fondi, l’essere capaci di condividere onestamente con i vostri colleghi esperienze ed idee farà una grande differenza… che poi è la ragione per cui le colazioni tra colleghi alla Top Table di IFC a Londra (o i first friday di IFC anche a Milano!) sono una così gran bella idea.

Carla Miller


Se vuoi leggere l’articolo originale pubblicato sul sito di IFC Group:
The Challenges & Rewards of Leading a Fundraising Team