Giovanan Bottani Fondazione ST

Le fondazioni corporate e il ruolo dei volontari

Giovanna Bottani è la coordinatrice di tutti i progetti di ST Foundation in Italia e nel mondo.
Sarà ospite del First Friday di maggio, venerdì 4 ad Avanzi, per un incontro dedicato al lavoro delle Fondazioni corporate e al ruolo chiave dei volontari.

Giovanna, St Foundation ha una storia e una mission particolari, vuoi raccontarcele?

Fondazione ST diviene operativa nel 2003, ma per capirne il perché bisogna fare un passo indietro al 2001. Pasquale Pistorio, CEO di STMicroelectronics, era stato chiamato a far parte della ICT Task Force delle Nazioni Unite, voluta fortemente da Kofi Annan per combattere il digital divide. L’idea di fondo di questo gruppo di lavoro era quella di fornire ai governi e alle organizzazioni internazionali linee guida utili a colmare il divario digitale, che stava chiaramente mostrandosi come un nuovo grave ostacolo allo sviluppo di tanti paesi nel mondo, una sorta di “peste” del nuovo millennio. Pistorio in quel momento ebbe l’intuizione di poter fare qualcosa di concreto e tangibile contro il digital divide: alle sue spalle c’era una multinazionale con alte competenze proprio nel campo delle ICT, competenze che potevano essere messe a disposizione delle comunità meno privilegiate nel mondo. E questa è diventata la mission di Fondazione ST: sviluppare, coordinare e sponsorizzare progetti che impieghino le tecnologie per promuovere il progresso umano e lo sviluppo sostenibile.

In che cosa consistono i vostri progetti e dove si svolgono?
Operiamo sia nei paesi in cui STMicroelectronics ha una forte presenza, paesi “sviluppati” dove tuttavia sono presenti aree con squilibri economici importanti, sia nei paesi in via di sviluppo, caratterizzati da forti diseguaglianze sociali, economiche e tecnologiche. In entrambi i casi, portiamo avanti corsi di formazione su tre livelli: i corsi ICB, Informatics and Computer Basics, che abbiamo sviluppato sin dall’inizio della nostra attività, per chi non ha mai acceso un pc e ha un’età dai 14/15 anni in su; i “tablet for kids”, avviati a partire dal 2015 e pensati per avvicinare in modo divertente e giocoso i bambini dai 9 ai 13 anni alle abilità informatiche e alla comunicazione digitale; infine il livello dei corsi avanzati, che abbiamo lanciato più recentemente.

Che ruolo hanno i vostri volontari per la realizzazione di tutte queste attività formative?
Quello dei volontari è un ruolo chiave. Se siamo riusciti a toccare 26 diversi Paesi (oggi siamo operativi in 18) e a formare 500.000 persone tra il 2003 e il 2017 è in gran parte grazie al loro impegno. I nostri volontari sono dipendenti e collaboratori di STMicroelectronics che decidono di mettere a disposizione il loro tempo e le loro competenze per aggiornare i manuali didattici e formare i formatori locali, che poi tengono direttamente i corsi. Solo in Italia abbiamo un centinaio di persone che si dedicano a questo, tutte molto impegnate, e spinte da una vera passione per ciò che fanno. Questo entusiasmo fa la differenza in particolare nei paesi in via di sviluppo: qui capita che i volontari vadano per il set up di pochi centri e finiscano per ritornare più e più volte, portando ogni volta nuovi colleghi che spontaneamente coinvolgono nel progetto. E’ il caso della Sierra Leone, dove in poco tempo siamo arrivati a 20 centri informatici attivi.

Il passaparola funziona come un contagio positivo a partire da quel primo appello che Pistorio lanciò ai suoi dipendenti quindici anni fa, passando dagli attivisti della prima ora che lo raccolsero, è stato sempre un crescendo di persone che hanno scelto e scelgono di impegnarsi con un solo obiettivo: il Digital… Unify. (intervista raccolta da Daniela Fiori)

Dove: Sala Bunker – Avanzi Barra A, via Ampère 61/a (MM Piola)

ore 14.30-16.30, adesioni: francesca.mineo@groupifc.com