intervista a Riccardo Rossano

Riccardo Rossano: Flying Angels per bambini in emergenza sanitaria

Riccardo Rossano, Segretario generale di Flying Angels, racconta la storia di una giovane organizzazione che vuole garantire trasporti e cure tempestive per bambini gravemente malati.

Flying Angels è una giovane organizzazione, nata nel 2012 a seguito di una storia tragica: un bambino di pochi giorni necessita di un intervento specializzato, non effettuabile nel suo paese, la Romania, per curare una grave cardiopatia. Nelle poche ore passate a organizzare il suo trasferimento aereo, il bimbo non ce la fa. L’organizzazione nasce così per evitare che tragedie simili si ripetano, con una mission molto semplice e concreta: garantire trasporti aerei efficienti e tempestivi a bambini gravemente malati e medici in partenza per missioni sanitarie salvavita.

Riccardo, qual è stata, e qual è, la risposta dei donatori?  Che cosa sta andando bene, magari anche meglio delle aspettative, e che cosa resta una sfida aperta?

I donatori apprezzano la chiarezza della mission. Il metodo di intervento di Flying Angels è semplice e fa riferimento a un’esperienza molto comune: la necessità di prendere un aereo per arrivare velocemente in un determinato posto.

Avere un metodo di intervento molto specifico, evita la paura di molti donatori del “chissà dove vanno a finire i soldi”. Noi finanziamo biglietti aerei e aeroambulanze. È semplice, chiaro e molto rendicontabile.

Le difficoltà maggiori le abbiamo invece sulla pianificazione a medio-lungo periodo: le richieste che ci arrivano, soprattutto quelle dei bambini, sono emergenziali e non pianificabili se non a distanza di un mese al massimo. Nel lavoro con Fondazioni o aziende, soprattutto con i partner con cui cerchiamo di definire collaborazioni che durano qualche anno, abbiamo difficoltà a definire progetti specifici. Ci basiamo sugli storici degli anni precedenti.

Qual è il peso della vostra “buona causa” sull’esito della raccolta fondi? E in generale quale pensi sia la relazione tra comunicazione e raccolta fondi in un’organizzazione come FA?

La nostra Buona Causa è il centro e la forza della raccolta fondi: il nostro tipo di intervento è one to one: ogni volo corrisponde a bambino o a un medico, per cui riusciamo a fornire ai donatori follow up molto dettagliati sul caso specifico che hanno contribuito a finanziare. È una pratica che i donatori apprezzano molto, perché si sentono legati a una storia particolare, unica, a quel preciso bambino e non a “uno dei tanti”.

Come dicevo prima, la concretezza della mission la rende facilmente rendicontabile. Ci impegniamo a pubblicare tutti i voli finanziati sul nostro sito e anche questa è una pratica molto apprezzata dai nostri donatori, anche perché tutti, più o meno, sanno quanto costa una tratta aerea.

Siamo ancora una realtà molto giovane e la comunicazione di cui abbiamo bisogno è quella orientata alla raccolta fondi. La gente non dona a Flying Angels perché è una fondazione conosciuta (tra l’altro non lo è), ma perché glielo chiediamo. La comunicazione ci serve per presentarci ai nostri donatori nel modo migliore possibile, ma deve essere funzionale alla raccolta fondi. Il rapporto tra comunicazione e fundraising è stato un tema molto discusso e valutato internamente, e per ora la strada scelta è concentrarsi sulla mission e sulla raccolta fondi, a discapito della visibilità e della notorietà.

Che cosa caratterizza questa tua nuova esperienza professionale rispetto alle precedenti?

Se faccio un confronto con le mie esperienze precedenti, a partire dall’ultima, tante cose.

Dal punto di vista ambientale, di contesto, sicuramente la dimensione: passare da una organizzazione con 300 dipendenti a una con 3 ti impone di lavorare con un assetto organizzativo più elementare e con investimenti più contenuti, ma forse con maggiori opportunità proprio perché i margini di crescita sono potenzialmente più ampi. Un altro aspetto è sicuramente la visione, che per una onp con neanche 6 anni di attività è un aspetto da focalizzare e consolidare ulteriormente a partire dalla volontà che ha spinto i Fondatori a impegnarsi in un progetto sociale unico e distintivo.

Anche dal punto di vista personale il confronto con il passato è netto e marcato. Sicuramente arricchente, perché questa esperienza mi impegna su più fronti, non solo quello della raccolta fondi. Come Segretario Generale ho la supervisione di tutti i processi operativi, dall’organizzazione, al personale, dai progetti alla comunicazione, all’amministrazione: tutto questo è interessante e stimolante allo stesso tempo. (intervista di Daniela Fiori)